I maestri del design: Le Corbusier

Inizialmente lavora nello studio di Auguste Perret, poi con Pierre Jeanneret apre il suo mitico studio di architettura a Parigi, situato in Rue de Sèvres al 35. Nello stesso periodo, fonda insieme a Ozenfant e Dermèe, la rivista “Avant-garde. L’Esprite nouveau”. Quasi da subito osteggiato dagli accademici per il suo presunto stile rivoluzionario, viene successivamente riconosciuto a livello mondiale, lasciando una traccia indelebile e profonda nelle moderne concezioni architettoniche ed urbanistiche.

Da non trascurare anche la sua produzione non strettamente architettonica, ma più legata al design. I mobili di Le Corbusier, ad esempio, esposti nel 1929 al Salon d’automne a Parigi, lasciarono perplessi i visitatori, per via del fatto che sembravano voler esaltare un concetto sopra ogni altra considerazione: quello di essere l’espressione concreta della loro stessa funzione. Cos’è una seduta, se non un oggetto che assolve il proprio compito accogliendo il corpo umano in una postura semi-eretta?

Nello sviluppare il concetto di design che Le Corbusier ha applicato alla vastità delle sue creazioni, va analizzata un’affermazione che poneva tradizione e modernità su uno stesso piano di coesistenza e interazione. Sua è la frase “Una casa è una macchina per abitare”. Da questa affermazione si evince chiaramente come i due concetti si intreccino saldamente per realizzarsi, nella sua produzione, in linee, soluzioni, proposte innovative e funzionali.

I suoi mobili furono concepiti come degli strumenti idonei ad abitare in modo corretto gli spazi costruiti per l’uomo moderno. Ancora oggi, si integrano perfettamente nell’habitat quotidiano, e ciò è dovuto principalmente alla convinzione di Le Corbusier di esprimere nella concretezza dell’oggetto, il valoreforma- funzione. In tal modo l’oggetto, spogliato dell’ornamento, recupera la sua irriducibile intima bellezza, esprimendo la propria natura nell’armonia della nuova forma, semplice ed essenziale.


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